P come parure.
E parure intesa come un insieme di pluralità diverse, apparentemente distanti, coordinate perfettamente all'unisono.
La tradizione che guarda al nuovo con una curiosità a tratti esitante.
L'arte che diviene un ufficioso accordo di idee complesse.
Stili, storie e correnti che concorrono e collaborano a rendere reale quell'idea di Parigi spesso astratta e lontana.
Allo stesso tempo quell' idea contraddittoria di un nazionalismo così tanto pronunciato che a volte sembra sposare a fatica la dirompenza del cosmopolitismo.
A come Alta Moda.
Da decenni l'accezione più scontata con la quale si ha la presunzione di descrivere una città come Parigi.
Al tempo stesso tra le più genuine percepite respirandone il profumo. Quello di una città che ha dato i natali o accolto come fossero suoi, tra i nomi più illustri della Moda.
Diana Vreeland, tra i nomi meno inflazionati forse del talento parigino, ma geniale: prima redattrice donna di una rivista di moda.
Nomi che poco avevano a che fare con l'industria accelerata ed inflazionata di oggi.
Persone innanzitutto, spinte da un unico grande ideale.
Trascinate dai propri istinti a cucire il loro genio su stoffe preziose intarsiate esclusivamente dal loro estro.
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| Diana Vreeland |
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| Mademoiselle Coco |
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| Dior, new look |
Quello assordante dei turisti nelle Champs Elysèe. Quello di Notre Dame. E quello della Tour Eiffel in cui viti e bulloni appaiono casse amplificatrici di un suono omogeneo che del ferro rende bene l'idea.
E il silenzio. Così accentato da sembrare davvero un rumore al quale non sei mai troppo preparato. La quiete che avvolge Montmartre dopo la tempesta del giorno appena trascorso, fatto di flash e di turisti. Di ritrattisti e di scolaresche. E nel mio caso di neve. Tanta neve.
Un alone taciturno che di quelle stradine fa di te un amante. Di quelli temporanei e per questo impetuosi e travolgenti che marchi a fuoco vivo nella memoria.
Suoni dolci, sussurrati.
O anche urlati, ma non per questo meno interessanti.
Di una musicalità imbarazzante, così il loro parlare.
Da sempre simbolo di eleganza e romanticismo. Forse l'unica lingua che anche solamente ascoltata, può raccontare i contorni definiti ed esclusivi propri solo di una città eclettica come Parigi.
G come gioconda.
Perché la maestosità di Place de la Concorde, lo scintillio della Tour Eiffel o la riservatezza dei Jardin des Tuileries difficilmente faranno dimenticare ad un italiano tutte le opere abilmente sottratte da Napoleone-la gazza ladra.
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| Marcel Duchamp |
Riprodotta su tela, stampata su carta, composta in melodia, scolpita nel marmo, catturata in una pellicola ed incastonata nel ferro forgiato.
Una città che è tutto e niente. E' il foglio bianco che rende liberi e l'opera già compiuta che obbliga.
E' coerente e un pò contraddittoria. E' frivolamente molto seria.
E' banalmente un pò come noi.
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